La "gaffe" di Ratzinger sull'Islam nel libro di Fabrizio Assandri
“Quando le parole sono rumore”.
Come fu recepito il famoso “discorso di Ratisbona” sui quotidiani italiani? Se l’è chiesto Fabrizio Assandri nel saggio Quando le parole sono rumore, pubblicato da Secop Edizioni, che è stato presentato ieri sera – ad un anno esatto da quel discorso - presso la libreria Ave di via della Conciliazione 12 a Roma. Riccardo Severi, direttore del mensile What's up che ha coordinato l'incontro, ha chiesto ai relatori – Luigi Accattoli, vaticanista Corriere della Sera, Raffaele Luise, vaticanista Radio Rai, e Khaled Fouad Allam, editorialista de La Repubblica – se si sia trattato di un modello di cattiva informazione e se l'occhio di chi comunica non sia più rivolto all'audience e alle vendite che al contenuto della notizia, più ad orientare e convincere che ad informare. Alla provocazione ha risposto Luigi Accattoli dicendo che «se è vero che interessi politici e commerciali inducono i responsabili dei media a forzare le notizie – sei titoli su sette tra i giornali analizzati da Assandri sono orientati e violenti -, nulla però è mai nei media che non sia prima stato nella realtà. I media non creano: ingrossano, distorcono, enfatizzano, censurano ma non inventano dal nulla». «I media - ha continuato Accattoli - hanno lavorato “sporco”, ma i presupposti c'erano: la sottovalutazione – da parte di Papa Ratzinger – della semplificazione che i media avrebbero fatto del suo discorso e della situazione di riflesso condizionato del mondo musulmano, che non gode di pluralismo informativo e libero dibattito». Anche per Raffaele Luise «l'incidente di Ratisbona mostra che il Papa ha commesso un errore nella comunicazione riportando la citazione, senza prenderne le distanze e all'indomani dell'11 settembre, dell'imperatore Manuele Paleologo in cui si dice che Maometto ha portato solo cose cattive e disumane. Inoltre ha equivocato sul significato della jihad, considerandola solo come la intendono i terroristi, ma che nel Corano è una lotta spirituale per migliorare sé stessi». Questi presupposti però non negano le responsabilità di chi fa informazione. «Sottoscrivo – ha detto Luise – quanto scrive Fabrizio Assandri: purtroppo, sempre di più, la comunicazione si impoverisce e porta a nascondere il vero significato degli avvenimenti, mentre ci sarebbero molti modi di sfuggire alla semplificazione e alla velocizzazione». Per Khaled Fouad Allam «l'incidente di Ratisbona ripropone all'Europa la sfida di tradurre nel linguaggio politico l'eterogeneità delle culture, sui temi della cittadinanza, della libertà religiosa e dell'immigrazione, tanto più importante perché oggi si avverte un vuoto concettuale e di progetto politico». Ma il discorso del Papa ha messo in luce «anche per l'Islam la necessità del pluralismo culturale e religioso e il mantenimento della coesione sociale in una società democratica». E per quanto riguarda il ruolo dei media, preso in analisi dal saggio Quando le parole sono rumore, Allam non esita a parlare «in un contesto di guerra, dell’uso dei giornali in modo strumentale per creare propaganda e condizionamenti usando stereotipi. Ciò emerge dai titoli degli articoli che, come mette in luce il saggio, cercano un consenso di tipo ideologico in una situazione di vero deficit informativo», da ricondurre, secondo Allam, all’attuale «crisi del giornalismo». Infine, per l’autore, Fabrizio Assandri, «puntare sugli aspetti solo spettacolari ci fa perdere l’essenza vera di un avvenimento. Il discorso del Papa, incentrato sul rapporto tra fede e logos greco, poteva essere molto criticato, come hanno fatto alcuni teologi sostenitori dell’inculturazione. Ma concentrarsi solo sulla citazione sull’Islam ha fatto perdere di vista il nucleo del messaggio. Da un lato il lettore deve attivare una lettura critica e la Chiesa – da parte sua – deve inserire, all’interno del messaggio, anche la consapevolezza di come esso sarà recepito, se non vuole alienarsi la comprensione da parte dell’opinione pubblica». A spiegare il senso del titolo, Quando le parole sono rumore, ci ha pensato Accattoli: «A volte il rumore provocato dai media, invece che aiutare a comprendere, rende difficile capire davvero un avvenimento».