venerdì, 14 settembre 2007
QUANDO LE PAROLE SONO RUMORE
Collana: Scienza E Conoscenza
N. Pagine: 118
Prezzo: 10
Editore: SECOP Edizioni
Codice internazionale ISBN: 978-88-89732-11-3
Il discorso di Ratisbona nei quotidiani italiani
Copertina

Felice inizio per la Collana "Scienza e Conoscenza" con questo saggio del giovanissimo Fabrizio Assandri, che ci propone una riflessione, fortemente meditata, sulla influenza che, nella comunicazione, i giornali possono esercitare sui lettori, predeterminandone giudizi critici e valutazioni.

Sullo sfondo il "discorso di Ratisbona" di Benedetto XVI, protagonista involontario della "tempesta mediatica" che, ancora oggi, sembra avere una eco lontana di rumorosa risacca.

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venerdì, 14 settembre 2007

 La "gaffe" di Ratzinger sull'Islam nel libro di Fabrizio Assandri

“Quando le parole sono rumore”.

Come fu recepito il famoso “discorso di Ratisbona” sui quotidiani italiani? Se l’è chiesto Fabrizio Assandri nel saggio Quando le parole sono rumore, pubblicato da Secop Edizioni, che è stato presentato ieri sera – ad un anno esatto da quel discorso - presso la libreria Ave di via della Conciliazione 12 a Roma. Riccardo Severi, direttore del mensile What's up che ha coordinato l'incontro, ha chiesto ai relatori – Luigi Accattoli, vaticanista Corriere della Sera, Raffaele Luise, vaticanista Radio Rai, e Khaled Fouad Allam, editorialista de La Repubblica – se si sia trattato di un modello di cattiva informazione e se l'occhio di chi comunica non sia più rivolto all'audience e alle vendite che al contenuto della notizia, più ad orientare e convincere che ad informare. Alla provocazione ha risposto Luigi Accattoli dicendo che «se è vero che interessi politici e commerciali inducono i responsabili dei media a forzare le notizie – sei titoli su sette tra i giornali analizzati da Assandri sono orientati e violenti -, nulla però è mai nei media che non sia prima stato nella realtà. I media non creano: ingrossano, distorcono, enfatizzano, censurano ma non inventano dal nulla». «I media - ha continuato Accattoli - hanno lavorato “sporco”, ma i presupposti c'erano: la sottovalutazione – da parte di Papa Ratzinger – della semplificazione che i media avrebbero fatto del suo discorso e della situazione di riflesso condizionato del mondo musulmano, che non gode di pluralismo informativo e libero dibattito». Anche per Raffaele Luise «l'incidente di Ratisbona mostra che il Papa ha commesso un errore nella comunicazione riportando la citazione, senza prenderne le distanze e all'indomani dell'11 settembre, dell'imperatore Manuele Paleologo in cui si dice che Maometto ha portato solo cose cattive e disumane. Inoltre ha equivocato sul significato della jihad, considerandola solo come la intendono i terroristi, ma che nel Corano è una lotta spirituale per migliorare sé stessi». Questi presupposti però non negano le responsabilità di chi fa informazione. «Sottoscrivo – ha detto Luise – quanto scrive Fabrizio Assandri: purtroppo, sempre di più, la comunicazione si impoverisce e porta a nascondere il vero significato degli avvenimenti, mentre ci sarebbero molti modi di sfuggire alla semplificazione e alla velocizzazione». Per Khaled Fouad Allam «l'incidente di Ratisbona ripropone all'Europa la sfida di tradurre nel linguaggio politico l'eterogeneità delle culture, sui temi della cittadinanza, della libertà religiosa e dell'immigrazione, tanto più importante perché oggi si avverte un vuoto concettuale e di progetto politico». Ma il discorso del Papa ha messo in luce «anche per l'Islam la necessità del pluralismo culturale e religioso e il mantenimento della coesione sociale in una società democratica». E per quanto riguarda il ruolo dei media, preso in analisi dal saggio Quando le parole sono rumore, Allam non esita a parlare «in un contesto di guerra, dell’uso dei giornali in modo strumentale per creare propaganda e condizionamenti usando stereotipi. Ciò emerge dai titoli degli articoli che, come mette in luce il saggio, cercano un consenso di tipo ideologico in una situazione di vero deficit informativo», da ricondurre, secondo Allam, all’attuale «crisi del giornalismo». Infine, per l’autore, Fabrizio Assandri, «puntare sugli aspetti solo spettacolari ci fa perdere l’essenza vera di un avvenimento. Il discorso del Papa, incentrato sul rapporto tra fede e logos greco, poteva essere molto criticato, come hanno fatto alcuni teologi sostenitori dell’inculturazione. Ma concentrarsi solo sulla citazione sull’Islam ha fatto perdere di vista il nucleo del messaggio. Da un lato il lettore deve attivare una lettura critica e la Chiesa – da parte sua – deve inserire, all’interno del messaggio, anche la consapevolezza di come esso sarà recepito, se non vuole alienarsi la comprensione da parte dell’opinione pubblica». A spiegare il senso del titolo, Quando le parole sono rumore, ci ha pensato Accattoli: «A volte il rumore provocato dai media, invece che aiutare a comprendere, rende difficile capire davvero un avvenimento».


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sabato, 08 settembre 2007

 BENEDETTO XVI. UN ANNO DOPO RATISBONA
Papa sombrero LR

Mercoledì 12 settembre alle 17.30, presso la libreria Ave di Via della Conciliazione 12 in Roma, verrà presentato il saggio di Fabrizio Assandri Quando le parole sono rumore. Il discorso di Ratisbona nei quotidiani italiani. All'incontro partecipano LUIGI ACCATTOLI, giornalista vaticanista Corriere della Sera; KHALED FOUAD ALLAM, editorialista La Repubblica; RAFFAELE LUISE, giornalista vaticanista Radio Rai. Modera RICCARDO SEVERI, giornalista e direttore della rivista per giovani What's up.

Il testo, nato come una tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, analizza la ricezione giornalistica del discorso del Papa attraverso un'indagine condotta su sette quotidiani scelti in rappresentanza della stampa italiana (Avvenire, La Stampa, Il Corriere della Sera, Il Secolo d'Italia, Il Giornale, Il Manifesto). È corredato dalla prefazione di Mons. Vincenzo Paglia (vescovo di Terni-Narni-Amelia), dall'introduzione di Mimmo Candito (inviato di politica internazionale de La Stampa e docente di Linguaggio Giornalistico) e dalla postfazione di Natale Spineto (docente di Storia delle Religioni). Fabrizio Assandri, nato a Torino nel 1984, collabora col quotidiano Avvenire, col settimanale diocesano La Voce del Popolo e cura la rubrica De Cupolone per il mensile What's Up. Nel 2006 ha pubblicato, sempre presso la Secop edizioni, Link@to a Dio, una raccolta di lettere personali indirizzate a Giovanni Paolo II.

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sabato, 08 settembre 2007

BENEDETTO XVI . . .        UN ANNO DOPO RATISBONA 

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LSECOP Edizioni è lieta di invitare la S. V.
alla presentazione del saggio 
 
QUANDO LE PAROLE SONO RUMORE
Il discorso di Ratisbona nei quotidiani italiani
 
di Fabrizio Assandri

Presente l'autore, ne discutono  

 LUIGI ACCATTOLI, giornalista vaticanista Corriere della Sera 

 KHALED FOUAD ALLAM, editorialista La Repubblica 

RAFFAELE LUISE, giornalista vaticanista Radio Rai


MODERATORE 

 RICCARDO SEVERI , direttore della rivista per giovani What's up

 

Mercoledì 12 Settembre 2007  - ore 17:30 
 Libreria AVE - Via della Conciliazione, 12 ROMA
 
 
 
 R.V.S.P.  333 3204358
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sabato, 10 giugno 2006

OLE' OLE' EL GOLEADOR

Evviva! Cominciano i Mondiali!!! Finalmente! Da 4 anni aspettavo questo momento. Da ieri in poi posso stare sdraiato sul divano con i miei amici, bevendo una birra e con la regola del rutto libero. Finalmente potrò guardare i nostri campioni destreggiarsi abilmente con palle e palloni vari sui campi di calcio della seriosa Germania. E potrò esultare per i gol o disperarmi per le sconfitte.

MMMMMM bhè forse le cose non andranno proprio così....

 

Mi rivolgo a tutti quelli a cui nn frega niente del calcio: RIBELLIAMOCI ALLA DITTATURA DELLA DIRETTA! Riprendiamoci i nostri spazi di libertà!!!!

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lunedì, 05 giugno 2006

STUART DI UNA CONCESSIONARIA

Oggi ho fatto il lavoro per il quale credo sinceramente di essere meno qualificato: lo stuart in una concessionaria auto. Non che io non sia qualificato per fare lo stuart: basta guardarmi un attimo per intuire che possiedo e perfino in eccesso tutte le caratteristiche richieste. MA IN UNA CONCESSIONARIA??? IO? Che non so distingere la panda da una ferrari, che riconosco le macchine per il colore (e neanche), che so usare (con beneficio di inventario) la mia uno, giusto per non sentirmi tagliato fuori dal mondo. Eppure questo è un chiaro segnale di quella capacità di reinventarsi, quella fantasia sorprendente che è indice di genialità. Genialità e follia, ovviamente, dove una è il risvolto e la conseguenza dell'altra. Eppure direi che è andata bene. Anche se spesso asserivo con la testa mentre il mio cervello vagava nell'orbita di una stella lontana anni luce dal sistema solare. Sorridevo, cercando così di non far percepire la mia totale assenza.

 E i risultati sono stati ottimi, direi. Anche se talvolta ho notato, nel bagliore veloce di uno sguardo, nel riflesso sfuggevole di un'espressione ai lati della bocca, il crescere leggero e inarrestabile di una sola sensazione: confusione. Bhè, forse non è proprio il lavoro che fa per me.

Ma certamente ho imparato un sacco di cose: che le macchine hanno tutte un cofano, che possono essere a benzina o diesel (alcune addirittura turbodiesel, anche se non so cosa significhi, probabilmente a metà tra i due), che ci sono le berline (quelle prese in giro da tutti?) e le famigliari (che mi fanno venire l'angoscia al pensiero di una gita famigliare in montagna). Poi ci sono numeri dappertutto: prezzo, cavalli (ma che c'entrano, pensavo fossero superati), valvole, kilometri, cilindrata, anno di immatricolazione. E pensare che ho scelto una facoltà umanistica per non avere a che fare con i numeri.

Niente da fare! Mi devo rassegnare. Non sarò mai un bravo concessionarista di auto. Ora spero non mi assumano come barista (dato che sono quasi astemio) o come telecronista di una partita di calcio (perchè sono astemio anche di calcio, da quando alle elementari tutti mi trattavano male perchè non ero troppo bravo a giocare...)

Bhè mi consolo pensando che le ripetizioni e il babyssitteraggio è una fonte costante (anche se esigua) di guadagno. A proposito, dato che i miei bambini stanno inesorabilmente crescendo: qualcuno ha bisogno di un baby-sitter?

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categoria:lavoro, macchine, domenica, stuart
sabato, 03 giugno 2006
Gli sciocchi attacchi dell'Unità

 

L'hanno definito revisionista, il Papa che va in Polonia a pregare per i morti della follia nazista. Non c'è speranza per una sinistra sciocca e cieca, per chi ascolta i "silenzi di Benedetto XVI". L'Unità ha bisogno di attaccare il nemico che vede nel capo della Chiesa Cattolica, nonché tedesco. Il Papa dice che il popolo tedesco è stato strumentalizzato da una massa di criminali, non toglie la colpa del popolo che si fa strumentalizzare ma critica l'identificazione del male col popolo tedesco. Ma la sinistra ha bisogno di un nemico, lo deve trovare e storicamente è il suo modo di rapportarsi. Trova un nemico, lo delinea e lo attacca. Ma non capisce che il male era nelle idee, frutto dell'uomo che non vede nell'uomo prossimo a lui un fratello ma un essere inferiore. Quelle idee, se sminuite nella loro valenza tragica e soppiantate dalla colpa dei figli di una nazione, come male genetico, possono ritprnare perché l'hanno fatta franca dal giudizio critico. Non tutti erano colpevoli, i ragazzi della Rosa Bianca non lo erano. Come tutti i tedeschi avevano applaudito ad un Hitler che prometteva pane e felicità ( parola che terribilmente ritorna nei discorsi politici come attuabile da uno Stato), ma poi hanno capito, hanno visto la tragedia e si sono ribellati, hanno annunciato e voluto la libertà, come scrivevano sui muri e sui volantini, ma traditi morirono, nell'amore per Cristo e per la libertà.

Papa Benedetto non tace, ma urla perché il male è sempre in agguato; il totalitarismo sempre dietro l'angolo se si vuole cancellare Dio e sostituirsi a Lui. Da lì è sempre venuto il male, il peccato originale è stata la pretesa dell'uomo di essere come Dio, l'uomo è incline a tale peccato rischiando di produrre mali terrificanti.

Paolo Tassoni

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categoria:papa, auschwitz
domenica, 14 maggio 2006

Pubblico l'articolo sulla pena di morte dal mio amico Francesco Vespa.

La vita, la Chiesa, la pena, il mio pensiero, lo spirito e la Morte carnale.

Senza nome

 

Premetto che il nostro ciclo della vita è come un semplice bicchiere d’acqua, lo si può bere lentamente a piccoli sorsi e lo si può bere anche tutto d’un fiato; naturalmente dipende dal nostro bisogno  fisiologico e tale bisogno, questa sorta di sete, come può capovolgersi e trasformarsi in Potere? In effetti, se ci pensiamo noi abbiamo il potere di controllare ogni piccolo istante della vita, ogni gesto, movimento o azione e quando decidiamo sul da farsi poniamo una modifica che condizionerà la nostra giornata o routine quotidiana. Mi viene dunque da pensare che se si definisce il potere come una sorta di sete o di fabbisogno giornaliero, ebbene questa stessa sete che noi abbiamo, ma che non riusciamo a colmare, è solo un esempio di come questo già citato potere può essere applicato non solo su un misero bicchier d’acqua ma anche su di una persona in carne e ossa. Che sia un fervente cristiano o un laico convinto, il Caino di turno va toccato? La mano dell’uomo può essere posta su di un altro uomo? Guai a chi lo tocca! A chi viola quel sottile trasparente filo che sta tra la vita e la morte! Perché un bicchiere d’acqua non è un uomo, non è ne’ Caino e ne’ Abele! La storia avrà fatto il suo tempo, ma ciò che c’insegna è ancora utile, ci mancherebbe altro!

Dagli scritti di Cesare Beccarla sino a Papa Giovanni Paolo II oggi sappiamo quanto è importante il bene della Vita. Cesare Beccaria nel suo trattato “Dei delitti e delle pene” si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato per punire un delitto ne commetterebbe uno a sua volta. Parole sante che condivido pienamente e mi viene in mente una domanda: “L’uomo è solo un misero pezzo di carne? L’uomo è come una bistecca scaduta gettata in un secchio che aspetta solo di essere tirata fuori e rimessa in frigorifero per riprendere vita?”. Ma un cadavere non potrà mai tornare a vivere, e cosi’ la bistecca resterà sempre scaduta come l’uomo resterà morto in qualche costosa bara di legno e sepolto in un cimitero. Se si arriva a pensare che l’essere umano sia soltanto corpo possiamo anche stringere il cappio al collo e impiccarci, ma se invece arriviamo a comprendere quanto l’anima, lo spirito sia parte integrante di noi allora abbiamo vinto la coppa del mondo, e siamo vincitori perché sappiamo che il peso e la presenza dell’anima è fondamentale per il breve cammino che c’e’ tra la vita terrena e il mistero della morte. Una morte non intesa come la fine di tutto, perché è grazie all’anima che si nasce a vita eterna. La pena di morte è un’istituzione arcaica che possiamo scindere dalla modernità. La modernità è il progresso dettato dall’uomo e pertanto nessun uomo può decidere per un suo simile. La regola del cane mangia cane non esiste più e guai a chi prende posizione al posto di Dio! Lui ci ha donato la vita e dobbiamo solo pensare di renderla migliore ogni giorno che passa, perché il dono della vita è un regalo talmente prezioso che basta un soffio per distruggerlo; quindi cerchiamo prima di tutto di salvaguardare l’uomo. Se non sbaglio “non uccidere” è un Comandamento e se non sbaglio “chi salva una vita salva il mondo intero” è un verso del Talmud, quindi prendiamone atto e facciamo tesoro di tutto quello che Dio ci ha donato e per prima cosa la VITA.    

 

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sabato, 13 maggio 2006

A 25 ANNI DALL'ATTENTATO

"CITTA' DEL VATICANO - Alla vigilia dell'anniversario dell'attentato a papa Giovanni Paolo II oggi, in piazza San Pietro, e' stata posta una lastra di marmo di 40 centimetri quadrati con inciso lo stemma del pontefice e la data dell'attentato in cifre romane. Le operazioni di installazione sono terminate poco dopo le 13."

L'attentato che ha segnato in modo così doloroso la vita di Giovanni Paolo II fa parte del mistero della sua vita. Pochi attimi, racconta don Stanislaw, e sarebbe stata la fine. Ma, anche in quell'occasione, la mano del Papa non si contrasse in pugno nei confronti dell'attentatore. Fin dall'inizio fu aperta al perdono, all'abbraccio fraterno e paterno. Mi sarebbe piaciuto essere a Roma oggi. In quel preciso punto. Ma non è stato possibile. Dentro di me tengo la forza del dolore di quell'attimo, la gioia della vita salvata, la nostalgia del ricordo, la bontà del perdono.

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categoria:papa, attentato
venerdì, 12 maggio 2006

QUANDO PARLANO I SOGNI....

 

Discutendo con alcuni amici sulle difficoltà dei giovani relative al lavoro e al futuro, abbiamo riflettuto sui nostri sogni. E siamo giunti alla conclusione che sono le passioni, l'eterno fuoco (o almeno così ci pare) che brucia dentro di noi, il segreto e la chiave di volta della nostra esistenza. Le passioni infatti assicurano la salvezza dal terrore di un futuro piatto e inconsistente, dove tutto è uguale, grigio, vuoto. Solo inseguendo le nostre passioni possiamo sperare di salvarci.

Le passioni profonde che abitano il nostro cuore, che solo dentro di noi possiamo trovare. Alimentandole con coraggio, fiducia, entusiasmo, potremo trovare la nostra strada. La strada di casa.

Quali sono i vostri sogni?

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categoria:sogni, giovani